La storia di Alì

Mi chiamo Alì e vivo in Italia da molto tempo, esattamente dal 1978. Sono nato in Somalia, dove ancora oggi vive gran parte della mia famiglia. Sono venuto in Italia perché i miei genitori desideravano che studiassi medicina in una buona università e quelle italiane erano rinomate per fornire un’ottima istruzione. Fui molto felice di questa opportunità, anche perché capivo che la mia era una possibilità che in pochi avevano. Arrivato in Italia me ne sono innamorato: qui il clima è piacevole, è un paese ricco di cultura e le persone sono molto socievoli. All’università è stato facile per me adattarmi. Sia gli studenti che i professori erano curiosi di conoscere le mie origini e la mia storia e apprezzavano il fatto di passare del tempo con me. Io, dalla mia parte, mi sono sempre impegnato moltissimo nello studio, cercando di fare ogni giorno il meglio che potevo. Una volta terminata l’università, ho scelto di rimanere in Italia e mi sono adoperato per trovare opportunità per la specializzazione. All’inizio è stato un po’ difficile trovare la mia strada, perché rispetto ai laureati in medicina che studiavano nella loro città di origine, avevo meno persone disposte ad aiutarmi ad accedere al percorso specializzante. Questo però non accadeva solo a me in quanto africano, ma a molti degli studenti “fuori sede”, soprattutto quelli provenienti dal sud Italia. Oggi sono un medico in un grande ospedale italiano e nella mia carriera ho curato migliaia di persone italiane e straniere. Mi sono sentito accolto nella società italiana e ho incontrato molte persone pronte ad aiutarmi nel mio percorso. 

La mia è stata un’esperienza positiva, tanto che ho scelto questo paese per creare la mia famiglia e far nascere e crescere i miei figli. Essendo un immigrato, sono molto sensibile al tema dell’inclusione sociale delle persone straniere. Nonostante mi adoperi affinché esse possano avere le mie stesse opportunità e godere della stessa accoglienza che ho ricevuto, mi rendo conto che la situazione sia cambiata drasticamente. A differenza di quando sono arrivato io in Italia, la società è meno aperta ad accogliere e ha posizioni più drastiche rispetto ai temi dell’integrazione. È pur vero che questo è dovuto in gran parte ad un cambiamento nelle dinamiche migratorie: mentre fino a 30-40 anni fa le persone straniere in Italia erano poche, adesso sono molti i giovani e le giovani con un basso livello di scolarizzazione e poca chiarezza sul loro futuro che migrano in Italia. Migrare in Italia non basta per assicurarsi un futuro migliore, così come alla nostra società non basta fornire un alloggio ed un corso di italiano per aiutare davvero queste persone. Occorre investire affinché esse ricevano una formazione, una prospettiva, una luce. Solo investendo su di loro potremo creare davvero le condizioni necessarie perché la nostra società si evolva e accolga la ricchezza della multiculturalità e della diversità, esattamente come un tempo è stato fatto con me. Cosicché, potendo accedere alle giuste risorse e agli strumenti per evolversi come esseri umani, anche le persone straniere in Italia possano arricchire al massimo la nostra società.

La mia è stata un’ esperienza positiva, tanto che ho scelto questo paese per creare la mia famiglia e far nascere e crescere i miei figli.

Alì

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